E Martirano diventò Lombardo per dire grazie a generosi milanesi
Marino Pagano | 26 November 2017

L’8 settembre del 1905, alle 2,45, un terremoto distrusse il paesino calabrese. Il 23 ottobre del 1907, ad appena due anni dal sisma, la nuova Martirano fu riconsegnata ai cittadini, grazie al determinante soccorso dei milanesi

 

Sud, sempre il Sud. Martirano Lombardo, 1000 abitanti, valle del fiume Savuto, provincia di Catanzaro. Calabria interna e profonda. Il nome del paese presenta un attributo di provenienza: lombardo, appunto. Come direbbe un noto ex magistrato, che c’azzecca un toponimo così in pieno Meridione? Non sarebbe certo una novità. Gli esempi si sprecherebbero. Siamo, intanto, in terra appenninica, terra che da sempre porta con sé anche gli imprevisti più funesti della natura. Il terremoto, ospite fisso italiano, mai desiderato. È il destino di questa straordinaria e laboriosa spina dorsale del Paese. Cittadini capaci di rialzarsi dopo immani tragedie. La storia è piena di episodi così. Martirano non sfugge e allora, l’8 settembre del 1905, in pienissima notte, alle 2,45, ecco abbattersi la calamità sul paese. Il sisma è impietoso, soprattutto con gli edifici e le cose. Il dramma umano, comunque ingente, non assume i contorni della sciagura: 17 i morti di Martirano, mentre furono ben 557 quelli di varie zone calabresi, soprattutto tra l’attuale vibonese e il catanzarese, con influenze anche nel basso cosentino. Epicentro a Nicastro, zona oggi inclusa nel comune di Lamezia Terme. Il piccolo centro di Martirano, già duramente provato dallo storico terremoto del 1638, ne uscì con le ossa rotte, completamente distrutto. In frantumi la cattedrale e il palazzo vescovile (il paese era stato sede di diocesi nel tempo). Le poche case rimaste erano davvero pericolanti. Il dramma apparve subito chiaro. Se i soccorsi non furono immediatamente velocissimi, nell’arco di un giorno ci si accorse della gravità di quanto accaduto e arrivarono aiuti con ogni mezzo, anche rudimentale a causa delle strade interrotte. È in questo momento che avviene un piccolo, grande miracolo italiano. Quasi l’impensabile, diremmo. Almeno per questi nostri tempi di egoismo interno. Ci si mosse da Nord per aiutare il Sud. Da Milano, sì proprio dal capoluogo meneghino, partì un gran moto di solidarietà. Un vero e proprio comitato milanese che fu poi attivissimo in Calabria, non solo a Martirano ma anche in altri paesini coinvolti dal sisma. Non è fantascienza, ma quel che successe. Il centro rinacque soprattutto grazie ai lombardi, segno che l’Italia, quando lo ricorda, è un grande Paese. Ecco una storia di autentico incontro tra Sud e Nord. Fosse stata pensata così anche l’Unità, sai che bello. Martirano allora divenne “Lombardo”, diversi anni dopo, per ringraziare gli amici di Milano. Fantastico.
Ma come mai si crea questo sentimento di concreta vicinanza? Come mai proprio da Milano? Poco prima, in quello che fino a pochissimi decenni prima era stato il Lombardo-Veneto, c’erano state delle disastrose alluvioni. Siamo sempre nel 1905. A Milano era già attivo un comitato impegnato su questo fronte, ma appena arrivate le ferali notizie dalla Calabria (o dalle Calabrie, come allora si era ancora soliti chiamare la regione), ci si mosse anche in direzione Sud. Il sindaco di Milano dell’epoca era il liberale Ettore Ponti, marchese, originario di Gallarate, già senatore del Regno. Industriale della seta, sociologo, conservatore democratico, fu un politico realmente illuminato e la mente di tutta l’operazione in salvezza di Martirano. A fornirci tante notizie il volume “Martirano Lombardo. Storia di una città nuova”, a cura di Michelino de’ Medici, edito nel 1989 e poi nel 2007 in seconda edizione. Un grazie anche al sindaco, Franco Rosario Pucci, disponibilissimo.

La macchina milanese partì praticamente da subito, effettuando i soccorsi ma già mirando all’effettiva ricostruzione. A dirigere i lavori Cesare Nava, ingegnere, futuro ministro dell’Economia Nazionale con Mussolini.
Ingegneri, tecnici, operai: gran sfoggio di conoscenze e manodopera.
Martirano doveva rinascere con tutti i crismi e soprattutto le sicurezze. Il che significò, come prima sofferta decisione, abbandonare lo storico sito sui cui insisteva il paese, non più tutelato e tutelante dal punto di vista geologico-sismico. Ci si doveva trasferire nella più affidabile località di Piano delle Sorbe.
In paese alcune case erano rimaste, certo, seriamente danneggiate ma non del tutto distrutte. Erano soprattutto le case dei possidenti o comunque dei titolari di lotti di terra, espressione della borghesia agraria locale. Martirano era ed è una città essenzialmente agricola, che deve tanto ai frutti della terra. Il comitato fu irremovibile: ad essere aiutati dovevano essere anzitutto i meno abbienti, spesso i braccianti, la manovalanza in mano a questa classe invece più economicamente e socialmente agiata. Si ruppe dunque l’antico incantesimo che aveva garantito la vita della vecchia Martirano. Il frontismo interno si inasprì e lo strappo si fece presto insanabile. Un paradosso, a ben pensarci. Erano venuti dal Nord a collaborare in maniera determinante alla rinascita di una terra e quella stessa terra si divideva al suo interno. Il paese si spartì sul serio. Talmente sul serio che di paesi ne nacquero successivamente due, ancora oggi esistenti. Abbiamo così Martirano Lombardo, formato dalla gran parte dei vecchi abitanti, costruito appunto in una zona sicura, con i milanesi che pretesero, prima di assegnare le case, che il Comune completasse i lavori per l’emergenza idrica. E abbiamo poi l’antica città che pure, a suo modo, rinacque, nel luogo originario, ad opera di questi risentiti proprietari, giacché alcun sussidio economico fu stabilito dal comitato per la riedificazione. È l’attuale Martirano. Una frattura, quella tra le due comunità, che ancora perdura.
Ufficialmente la lacerazione fu sancita a fine 1956, molti anni dopo, a seguito anche di eventi violenti come l’incendio del municipio, in era fascista, il 17 novembre del 1929. Il fatto a suggello di una rivolta messa in scena da parte degli abitanti fedeli al vecchio centro, proprio nell’anno in cui fu formalizzato il cambio del nome in Lombardo, cosa a qualcuno evidentemente non gradita. C’è da dire che anche da parte dei milanesi, forse, non tutto fu fatto alla perfezione. Ma questo rientra nel campo della fisiologia. Nessuno riesce a eseguire azioni sempre e in ogni caso immacolate. Tanto più non può chiedersi assoluta perfezione a chi è venuto ad aiutarti in maniera così meritevole. Accadde infatti che furono costruite meno case o comunque edifici meno capienti di quanto assicurato in un primo momento.

 

Questo fu un problema che si aggiunse a quello di rivalità sociale che scatenò la miccia. Fu, lo ripetiamo, un paradosso, un caso che andava risolto meglio, ma comunque questione successiva e secondo noi secondaria rispetto a quanto invece di bello avvenne. Una storia, se si vuole, emblematica anche di un Sud o di un certo Sud. Ci dividiamo anche nel dolore. Incredibile. Però una lezione venne, probabilmente, proprio dal Nord, quel Nord che con molte ragioni si critica per le modalità di acquisizione dell’Unità d’Italia ma che qui invece fu amico e fratello. Il 23 ottobre del 1907, ad appena due anni dal sisma, la nuova Martirano fu riconsegnata ai cittadini, grazie al determinante soccorso milanese. E se per una volta al Sud si cambiò nome, lo si fece in segno di alta riconoscenza. Duecentosei famiglie riebbero casa, rinacque l’asilo infantile e fu ricostruito un ospedale, questa volta grazie alla città di Busto Arsizio.
Un assetto secondo i nuovi criteri estetici, in primis scientifico-antisismici. Ci fu però la macchia del frazionamento delle due Martirano. Chissà, forse oggi le nuove generazioni nemmeno avvertono le ragioni di questa separazione. Una città, è vero, si divise in due. Ma un Paese forse fu più unito. Tutto questo 110 anni fa. Una storia che secondo noi andava raccontata.

 

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